Compravendita di cittadinanza: la mia interrogazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Pubblicato il 10/03/2021

Non cessano di giungere, con sconfortante regolarità, nuove, sconcertanti notizie riguardanti illeciti tentativi di acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis da parte di stranieri; e ciò, grazie alla fattiva collaborazione di corrotti funzionari della nostra pubblica amministrazione; le vicende verificatisi ad Anzio e Nettuno, Todi e Mondragone non sono che ultimi di una lunghissima serie di casi i quali, presentando tutti sostanziali caratteristiche comuni, rendono palese come l’istituto della cittadinanza per ius sanguinis, per come è oggi formulato, sia da riformare al più presto.

Per questo, ho depositato un’interrogazione al Ministro dell’interno Lamorgese e al Ministro degli affari esteri Di Maio, per chiedere quali iniziative abbiano intenzione di intraprendere, anche riformando la legge oggi disciplinante l’acquisizione della cittadinanza. Ciò, al fine di far definitivamente cessare illecite pratiche come quelle descritte nel testo dell’atto.

 

Interrogazione a risposta scritta

Al ministro dell’interno, al ministro degli affari esteri – Per sapere – premesso che:

non cessano di giungere, con sconfortante regolarità, nuove, sconcertanti notizie riguardanti illeciti tentativi di acquisizione della cittadinanza italiana iure sanguinis da parte di stranieri; e ciò, grazie alla fattiva collaborazione di corrotti funzionari della nostra pubblica amministrazione;

a inizio febbraio la stampa ha reso noti infatti gli esiti di un’indagine condotta dai magistrati di Velletri e dai commissariati di polizia di Anzio e Nettuno, Comuni dove almeno seicento sudamericani sarebbero diventati cittadini italiani grazie alla falsa documentazione prodotta dalle sei persone coinvolte nell’inchiesta: due funzionari del Comune di Anzio e Nettuno, un avvocato, un dipendente di un Caf e due mediatori culturali. Ma c’è di più: negli ultimi anni pare ben duemila sudamericani si siano trasferiti nei due Comuni: e ciò, su una popolazione totale di centomila cittadini. Di qui, da questi improbabili numeri, i primi sospetti, che hanno poi portato a scoprire l’esistenza di “un giro d’affari da circa 3 milioni di euro. Gli extracomunitari avrebbero pagato circa 5 mila euro per ottenere la cittadinanza italiana. Una parte di questi soldi sarebbe stata utilizzata da un’avvocatessa brasiliana, arrestata, per corrompere una funzionaria del Comune di Anzio, anche lei raggiunta da misura cautelare” (Cittadinanza col trucco a seicento brasiliani, 5mila euro per diventare italiani, iltempo.it, 11 febbraio 2021);

il secondo, recente caso ha invece come teatro il Comune di Mondragone, là dove la squadra mobile di Caserta ha effettuato, alla fine dello scorso mese, un blitz: quattro dipendenti risulterebbero infatti indagati per aver agevolato l’illegale ingresso, nel territorio nazionale, di un numero considerevole di brasiliani. I funzionari avrebbero infatti – violando le norme previste dal testo unico sull’immigrazione e commettendo reti di falso – prodotto documentazione fasulla per gli immigrati: anche qui, al fine di comprovare inesistenti loro ascendenze italiane, e far così ottenere loro il riconoscimento della cittadinanza per ius sanguinis;

è stato, come nel caso laziale, l’elevato numero di sudamericani presenti a Mondragone a far scattare le indagini: su 30.000 abitanti complessivi del comune, in un anno sono stati registrati ben 262 brasiliani. Ha destato non pochi sospetti anche l’arrivo di 124 richieste di permessi di soggiorno presentate al commissariato di Castelvolturno, “tutte motivate con l’essere in attesa di cittadinanza italiana iure sanguinis”. La Mobile ha in seguito accertato che “buona parte di chi chiedeva la cittadinanza italiana aveva l’obiettivo non di ottenere il passaporto, ma la carta d’identità valida per l’espatrio. Una volta ricevuta, in poco tempo raggiungeva altri Paesi dell’Unione europea” (Cittadinanza tarocca ai brasiliani: indagati 4 dipendenti comunali di Mondragone, cronachedi.it, 19 febbraio 2021);

analoga vicenda, infine, si è svolta in quel di Todi, dove la Procura contabile ha contestato a sei dipendenti del comune perugino il danno da tangente e da disservizio “per una vicenda di illecita attribuzione di residenza anagrafica presso un Comune a cittadini brasiliani propedeutica al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis con asservimento sistematico delle pubbliche funzioni di messo comunale e di Ufficiale d’anagrafe ad intermediario privato”. Secondo l’indagine, “ciascun brasiliano che ha indebitamente ottenuto la fittizia residenza anagrafica versava all’Agenzia di intermediazione cospicue somme di denaro, presumibilmente di ammontare pari a 7.000 euro pro capite”. Nella contestazione “la remunerazione illecita percepita” dai dipendenti pubblici “è stata quantificata in sede erariale mediante valutazione equitativa in misura pari al 10% di tale importo” (Falsa residenza per far ottenere la cittadinanza agli italo-brasiliani, nei guai 6 dipendenti comunali, perugiatoday.it, 26 febbraio 2021);

questi sono solo gli ultimi di una lunghissima serie di casi i quali, presentando tutti sostanziali caratteristiche comuni, rendono palese come l’istituto della cittadinanza iure sanguinis, per come è oggi formulato, sia da riformare al più presto -:

quali iniziative abbiano i ministri in oggetto intenzione di intraprendere al fine di far definitivamente cessare illecite pratiche come quelle su descritte, anche riformando la legge oggi disciplinante l’acquisizione della cittadinanza.

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